Guida · aggiornata il 7 ottobre 2026 · lettura 9 minuti

Pubblicità sanitaria per studi dentistici: cosa si può fare e cosa no

Informare sì, promuovere no. Le regole per comunicare lo studio su sito, social e Google senza rischi deontologici, con esempi concreti.

In breve

La pubblicità degli studi dentistici è ammessa se è informativa: titoli e specializzazioni, attività, caratteristiche del servizio e onorari, sempre in modo veritiero e corretto (D.L. 223/2006 e art. 56 del Codice di deontologia medica). Dal 2019 la legge 145/2018 (art. 1, c. 525) consente alle strutture sanitarie private e agli iscritti agli albi solo informazioni utili alla sicurezza delle cure, senza elementi promozionali o suggestivi; gli Ordini vigilano e segnalano le violazioni all'AGCOM (c. 536). Sconti, promesse di risultato e superlativi vanno evitati.

Cosa dicono le norme

  • D.L. 223/2006, art. 2 (decreto "Bersani"): ha liberalizzato la pubblicità informativa dei professionisti su titoli, specializzazioni, caratteristiche del servizio e prezzi, purché veritiera e corretta.
  • Legge 145/2018, art. 1, comma 525: le comunicazioni informative delle strutture sanitarie private e degli iscritti agli albi possono contenere solo le informazioni utili a garantire la sicurezza dei trattamenti, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo.
  • Legge 145/2018, art. 1, comma 536: in caso di violazione gli Ordini procedono in sede disciplinare e segnalano all'AGCOM, che può adottare provvedimenti sanzionatori.
  • Codice di deontologia medica, artt. 55-57: l'informazione sanitaria deve essere veritiera, corretta, mai equivoca, ingannevole o denigratoria; la pubblicità comparativa è ammessa solo con indicatori clinici misurabili e condivisi; il medico non presta il proprio nome alla promozione commerciale di prodotti di terzi.
  • Pubblicità ingannevole: verso i pazienti, come verso qualunque consumatore, valgono anche le regole generali vigilate dall'AGCM.

In sintesi: informare sì, promuovere no. Lo scopo di ogni contenuto deve essere aiutare il paziente a scegliere in modo libero e consapevole, non spingerlo all'acquisto.

Cosa si può comunicare

Esempi di comunicazione ammessa e non ammessa
Ammesso, se veritieroDa evitare
Titoli, specializzazioni, curriculum e iscrizione all'alboSuperlativi e primati: "il migliore", "leader", "il più economico"
Prestazioni offerte e come si svolgonoPromesse di risultato: "sorriso perfetto garantito", "senza dolore assicurato"
Tecnologie e protocolli realmente in usoSconti, promozioni a tempo, "prima visita gratis" usata come esca
Onorari e modalità di pagamento, in modo trasparentePrezzi civetta che nascondono il costo reale
Orari, sede, accessibilità, convenzioni e fondiConfronti denigratori con altri studi o con le catene
Contenuti di prevenzione e di educazione alla saluteImmagini o slogan che fanno leva su paure o insicurezze

Il tono conta quanto il contenuto: un'informazione corretta presentata con toni da offerta commerciale può diventare promozionale. È anche la base del nostro lavoro sul marketing odontoiatrico.

Sito, Google e social

Le regole valgono con qualunque mezzo: sito, scheda Google, social, newsletter, volantini, insegne, inserzioni a pagamento.

  • Sito web: schede chiare per prestazioni e professionisti, onorari o criteri di preventivo, dati obbligatori del titolare e del direttore sanitario quando previsto, informativa privacy e cookie.
  • Scheda Google: dati coerenti con il sito, categorie corrette, foto dello studio e del team; niente parole chiave o promozioni nel nome dell'attività.
  • Social: contenuti informativi e di prevenzione, presentazione del team, vita dello studio. Le sponsorizzazioni sono messaggi pubblicitari a tutti gli effetti: stessi limiti.
  • Newsletter: solo a chi ha dato il consenso, con contenuti utili e la possibilità di disiscriversi in ogni messaggio.

I casi delicati

Prezzi e promozioni

Pubblicare gli onorari è ammesso; trasformarli in offerta no. "Igiene a 39 euro solo questo mese" o "impianto a 1 euro" sono messaggi promozionali, e quando il prezzo reale è diverso diventano anche ingannevoli: un caso di questo tipo è stato segnalato dall'Ordine di Milano all'AGCM e la pubblicità è stata ritirata.

Foto prima e dopo

Sono tra i contenuti più contestati, perché fanno leva sul risultato estetico. Se usate a scopo informativo servono consenso scritto del paziente, immagini non ritoccate, il contesto clinico e nessuna promessa. Nel dubbio, si chiede un parere all'Ordine prima di pubblicarle.

Recensioni e testimonianze

Chiedere ai pazienti soddisfatti una recensione è legittimo; offrire vantaggi in cambio, scriverne di false o pubblicare testimonianze costruite no. Nelle risposte non si rivelano mai informazioni sanitarie.

Titoli e qualifiche

"Specialista" spetta solo a chi ha un diploma di specializzazione riconosciuto. Per gli altri ambiti si descrive l'attività in modo veritiero, senza formule che lascino intendere un titolo che non si ha.

Finanziamenti e pagamenti

Si possono indicare le modalità di pagamento disponibili; il finanziamento non va usato come leva promozionale ("rate a zero, fallo subito") e va proposto tramite intermediari autorizzati, con la documentazione prevista.

Chi controlla e cosa si rischia

Autorità competenti sulla pubblicità sanitaria
ChiCosa fa
Ordine e Commissione Albo OdontoiatriValuta i messaggi sul piano deontologico e avvia procedimenti disciplinari verso iscritti e società iscritte
AGCOMRiceve le segnalazioni degli Ordini e può adottare provvedimenti sanzionatori (L. 145/2018, c. 536)
AGCMInterviene sulla pubblicità ingannevole e sulle pratiche commerciali scorrette verso i consumatori
Garante privacyVigila sull'uso di immagini e dati dei pazienti, che sono dati sanitari

Nelle società odontoiatriche il direttore sanitario, iscritto all'albo degli odontoiatri, risponde anche della correttezza della comunicazione della struttura.

La checklist prima di pubblicare

  1. Il contenuto informa il paziente o lo spinge a comprare?
  2. Ogni affermazione è vera e verificabile?
  3. Ci sono superlativi, primati o confronti con altri studi?
  4. Ci sono promesse di risultato o garanzie?
  5. I prezzi sono trasparenti e completi, senza sconti o scadenze?
  6. Titoli e qualifiche corrispondono a quelli effettivamente posseduti?
  7. Immagini e casi dei pazienti hanno il consenso scritto?
  8. Toni e immagini evitano di far leva su paure o insicurezze?
  9. Il contenuto è stato approvato dal titolare o dal direttore sanitario?
  10. Nel dubbio, è stato chiesto un parere all'Ordine?

Indicazioni di carattere generale aggiornate a ottobre 2026; non costituiscono consulenza legale. Gli Ordini provinciali possono avere regolamenti e prassi proprie sull'informazione sanitaria: verificarli prima di campagne o materiali nuovi.

FAQ

Domande sulla pubblicità sanitaria

Uno studio dentistico può pubblicare i prezzi?

Sì: gli onorari rientrano tra le informazioni ammesse (art. 2 del D.L. 223/2006 e art. 56 del Codice di deontologia medica). Devono però essere presentati in modo trasparente e veritiero, non come offerta promozionale: "sconti", "promozioni a tempo" o prezzi civetta che nascondono il costo reale sono elementi promozionali o suggestivi, vietati dalla legge 145/2018.

Si possono pubblicare foto prima e dopo?

Sono tra i contenuti più delicati: se usate per attirare pazienti, gli Ordini tendono a considerarle suggestive. Se si decide di mostrarle a scopo informativo servono il consenso scritto del paziente (sono dati sanitari secondo il GDPR), immagini non ritoccate, una spiegazione del caso e nessuna promessa di risultato. Nel dubbio, meglio chiedere un parere all'Ordine.

Chi controlla la pubblicità degli studi dentistici?

L'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, tramite la Commissione Albo Odontoiatri, valuta i messaggi sul piano deontologico e procede in sede disciplinare; la legge 145/2018 prevede anche la segnalazione all'AGCOM, che può adottare sanzioni. Per la pubblicità ingannevole verso i consumatori interviene inoltre l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).

Posso chiedere recensioni ai pazienti?

Sì, purché senza incentivi o pressioni e senza scrivere o far scrivere recensioni false. Nelle risposte pubbliche non vanno mai rivelate informazioni sanitarie del paziente, nemmeno per difendersi da una critica: si risponde in modo cortese e generale e si invita a un contatto privato.

Posso definirmi specialista in implantologia o in estetica?

Il titolo di specialista spetta solo a chi ha conseguito un diploma di specializzazione riconosciuto (per gli odontoiatri, ad esempio ortognatodonzia, chirurgia orale, odontoiatria pediatrica). Per gli altri ambiti si può descrivere l'attività svolta in modo veritiero, ad esempio "si occupa di implantologia", indicando eventualmente la formazione seguita, senza formule che facciano pensare a un titolo che non si possiede.

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